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<description>We sail IT</description>
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<item><title>Una nuova intesa tra funzione HR e Intelligenza artificiale</title><link>https://iscsconsulting.com/una-nuova-intesa-tra-funzione-hr-e-intelligenza-artificiale/</link>
<dc:creator><![CDATA[ISCS_Consulting]]></dc:creator>
<pubDate>Tue, 18 Jun 2024 14:26:24 +0000</pubDate>
<category><![CDATA[Company]]></category>
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isPermaLink="false">https://iscsconsulting.com/?p=2187</guid><description><![CDATA[<p>Sempre più aziende stanno imparando a conoscere e utilizzare l’AI, applicandola in moltissime aree al loro interno. Tra queste, ovviante anche quella legata alle risorse umane è stata coinvolta, con impieghi importanti. Secondo una ricerca effettuata quest’anno da Gartner, il 76% degli HR Manager intervistati conferma che senza l’uso dell’AI non si potranno raggiungere gli obiettivi prefissati. Quindi, senza l’intelligenza artificiale le aziende non andranno più avanti? Assolutamente no, anzi, l’implementazione dell’intelligenza artificiale nei diversi processi aziendali, soprattutto quelli HR, è un evento estremamente positivo, in quanto, segna un radicale cambiamento del paradigma al quale abbiamo assistito finora, e cioè, che tale strumento è sempre stato ad appannaggio delle funzioni più tecniche. Con questa nuova applicazione, i processi aziendali non stanno cambiando rapidamente, ma diventano sempre più precisi, efficienti e in grado di adottare soluzioni alternative. L’obiettivo finale è quello di rendere ogni funzione aziendale sempre più vicina a quello che chiedono le persone. Partendo dal paradigma che le persone siano al centro delle aziende, quali sono le priorità per un HR che vuole sfruttare le potenzialità dell’AI? Purtroppo, è molto difficile trovare una risposta a questa domanda, tuttavia, possiamo discutere delle applicazioni pratiche all’interno del mondo delle risorse umane dell’AI. Tuttavia, l&#8217;uso di queste tecnologie può comportare rischi significativi. Molti sistemi sono addestrati su dati che influenzano le decisioni. Ad esempio, un&#8217;AI che esamina i CV può apprendere che i candidati di una università o con specifiche caratteristiche sociodemografiche risultino più in linea. Sebbene l&#8217;AI non conosca il motivo di questa preferenza, riconosce tali attributi andando di fatto a consolidare importanti bias. Anche i candidati hanno prestato moltissima attenzione verso gli algoritmi di intelligenza artificiale, trovando degli espedienti come il ‘white fonting’, l’incorporazione con caratteri bianchi, quindi invisibili all’occhio umano, dei testi degli annunci di lavoro, in modo che il curriculum contenga già tutte le parole chiave ricercate da un’azienda. Le funzioni HR davanti ad situazioni di questo genere stanno imparando a cambiare mentalità ritrovando una propria collocazione tra il fattore umano e quello artificiale. Detto di come l’AI, e più in generale la tecnologia si evolve molto rapidamente, al momento, non esistono metodi di lavoro o pratiche consolidate, bisognerà quindi formare tutti i dipendenti per affrontare questa nuova fase del progresso tecnologico. Successivamente, bisognerà distinguere le aree di competenza dell’AI da quelle umane, affidando all’intelligenza artificiale solo attività di supporto. Sempre più aziende attueranno tali cambiamenti in tempi brevi, e in tal senso, le piccole aziende sfrutteranno la loro rapidità di movimento, rispetto ad aziende più grandi e strutturate, per guadagnare terreno in un campo tutto da esplorare. Nei prossimi anni si assisterà ad una evoluzione dei processi aziendali, che vedranno le funzioni HR sempre più strategiche…anche grazie all’AI.</p><p>The post <a
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class="wp-block-paragraph">Sempre più aziende stanno imparando a conoscere e utilizzare l’AI, applicandola in moltissime aree al loro interno. Tra queste, ovviante anche quella legata alle risorse umane è stata coinvolta, con impieghi importanti. Secondo una ricerca effettuata quest’anno da Gartner, il 76% degli HR Manager intervistati conferma che senza l’uso dell’AI non si potranno raggiungere gli obiettivi prefissati. Quindi, senza l’intelligenza artificiale le aziende non andranno più avanti?</p><p
class="wp-block-paragraph">Assolutamente no, anzi, l’implementazione dell’intelligenza artificiale nei diversi processi aziendali, soprattutto quelli HR, è un evento estremamente positivo, in quanto, segna un radicale cambiamento del paradigma al quale abbiamo assistito finora, e cioè, che tale strumento è sempre stato ad appannaggio delle funzioni più tecniche. Con questa nuova applicazione, i processi aziendali non stanno cambiando rapidamente, ma diventano sempre più precisi, efficienti e in grado di adottare soluzioni alternative. L’obiettivo finale è quello di rendere ogni funzione aziendale sempre più vicina a quello che chiedono le persone.</p><p
class="wp-block-paragraph">Partendo dal paradigma che le persone siano al centro delle aziende, quali sono le priorità per un HR che vuole sfruttare le potenzialità dell’AI? Purtroppo, è molto difficile trovare una risposta a questa domanda, tuttavia, possiamo discutere delle applicazioni pratiche all’interno del mondo delle risorse umane dell’AI.</p><ul
class="wp-block-list"><li>Applicare algoritmi per abbinare i candidati alle posizioni aperte in base a competenze, esperienza e altri fattori pertinenti.</li><li>Utilizzare il machine learning per identificare discrepanze nelle prestazioni dei dipendenti e suggerire azioni correttive.</li><li>Implementare bot che calcolano automaticamente aumenti salariali e bonus basandosi su metriche di performance e dati delle prestazioni.</li><li>Impiegare coach virtuali per creare programmi di formazione personalizzati e monitorare i progressi dell&#8217;apprendimento dei dipendenti.</li></ul><p
class="wp-block-paragraph">Tuttavia, l&#8217;uso di queste tecnologie può comportare rischi significativi. Molti sistemi sono addestrati su dati che influenzano le decisioni. Ad esempio, un&#8217;AI che esamina i CV può apprendere che i candidati di una università o con specifiche caratteristiche sociodemografiche risultino più in linea. Sebbene l&#8217;AI non conosca il motivo di questa preferenza, riconosce tali attributi andando di fatto a consolidare importanti bias.</p><p
class="wp-block-paragraph">Anche i candidati hanno prestato moltissima attenzione verso gli algoritmi di intelligenza artificiale, trovando degli espedienti <strong>come il ‘white fonting’</strong>, l’incorporazione con caratteri bianchi, quindi invisibili all’occhio umano, dei testi degli annunci di lavoro, in modo che il curriculum contenga già tutte le parole chiave ricercate da un’azienda. Le funzioni HR davanti ad situazioni di questo genere stanno imparando a cambiare mentalità ritrovando una propria collocazione tra il fattore umano e quello artificiale.</p><p
class="wp-block-paragraph">Detto di come l’AI, e più in generale la tecnologia si evolve molto rapidamente, al momento, non esistono metodi di lavoro o pratiche consolidate, bisognerà quindi formare tutti i dipendenti per affrontare questa nuova fase del progresso tecnologico. Successivamente, bisognerà distinguere le aree di competenza dell’AI da quelle umane, affidando all’intelligenza artificiale solo attività di supporto. Sempre più aziende attueranno tali cambiamenti in tempi brevi, e in tal senso, le piccole aziende sfrutteranno la loro rapidità di movimento, rispetto ad aziende più grandi e strutturate, per guadagnare terreno in un campo tutto da esplorare. Nei prossimi anni si assisterà ad una evoluzione dei processi aziendali, che vedranno le funzioni HR sempre più strategiche…anche grazie all’AI.</p><p>The post <a
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<item><title>AlphaFold3, l’Intelligenza Artificiale capace di modellare il DNA</title><link>https://iscsconsulting.com/alphafold3-lintelligenza-artificiale-capace-di-modellare-il-dna/</link>
<dc:creator><![CDATA[ISCS_Consulting]]></dc:creator>
<pubDate>Wed, 15 May 2024 14:20:48 +0000</pubDate>
<category><![CDATA[Company]]></category>
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isPermaLink="false">https://iscsconsulting.com/?p=2145</guid><description><![CDATA[<p>Come previsto, per contrastare ChatGPT, Google dopo aver sviluppato Gemini si è impegnata nella creazione di uno strumento di intelligenza artificiale più avanzato. Questo strumento si chiama AlphaFold ed è un software pensato per essere costantemente aggiornato attraverso nuove integrazioni che lo possano rendere duttile e applicabile in ogni contesto. L’ultima versione del software permette dal punto di vista biologico di modellare nuove molecole, come il DNA, anticorpi e organismi patogeni. La scelta di orientare questo strumento verso una direzione medicale nasce dal desiderio di implementare in modo deciso la ricerca e la creazione di nuovi farmaci. A tal proposito, AlphaFold3 può modellare molecole di varie dimensioni con elevata precisione, da quelle del dna ad altre decisamente più piccole, come ad esempio gli ioni metallici. Grazie a queste funzionalità AlphaFold è stato già richiesto da numerose case farmaceutiche per poter contribuire sensibilmente nello sviluppo di nuovi farmaci. Per via del grande successo che sta già incassando, da Google fanno sapere che saranno presto integrate nuove funzionalità di intelligenza artificiale che potenzieranno questo strumento. Tuttavia, non è prevista una fruizione del software in modalità open source, proprio per via del grande potenziale che questo potrà dare alla ricerca in ambito medico. Alla base di tale scelta ci sarebbero gli studi sulle proteine che interagiscono con il DNA. Proprio per il grande valore che queste scoperte potrebbero avere non solo a livello scientifico ma per l’intera popolazione mondiale, Google, era partita con largo anticipo nello sviluppo di AlphaFold, annunciando già nel 2018, e poi nel 2020, che i lavori per la creazione del software stavano proseguendo con successo, fino al 2022, quando questo strumento aveva già decodificato e previsto che nel corpo umano risiedessero oltre 200 milioni di proteine. Appare evidente come nel corso degli ultimi anni per raggiungere tari risultati, sia stato implementato l’algoritmo che c’è dietro ad AlphaFold, chiamato modello di diffusione, rende più nitide le strutture molecolari, generando anche modelli proteici veritieri attraverso schemi derivanti dall’analisi di strutture proteiche esistenti. Pur non essendo del tutto perfetto, AlphaFold, è molto affidabile, al punto che nelle principali università americane sono stati svolti degli studi per provare a replicare il lavoro fatto dal software provando a quantificare le potenzialità dello strumento e ipotizzando fino a che punto potrà contribuire al raggiungimento di nuovi obiettivi scientifici. Gli esperti confermano che il risulto raggiunto è già incredibile e che le previsioni sono impressionanti, tuttavia, secondo gli scienziati, è un vero peccato non aver reso accessibile a tutta la comunità scientifica il codice sorgente di AlphaFold.</p><p>The post <a
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class="wp-block-paragraph">Come previsto, per contrastare ChatGPT, Google dopo aver sviluppato Gemini si è impegnata nella creazione di uno strumento di intelligenza artificiale più avanzato. Questo strumento si chiama AlphaFold ed è un software pensato per essere costantemente aggiornato attraverso nuove integrazioni che lo possano rendere duttile e applicabile in ogni contesto. L’ultima versione del software permette dal punto di vista biologico di modellare nuove molecole, come il DNA, anticorpi e organismi patogeni. La scelta di orientare questo strumento verso una direzione medicale nasce dal desiderio di implementare in modo deciso la ricerca e la creazione di nuovi farmaci.</p><p
class="wp-block-paragraph">A tal proposito, AlphaFold3 può modellare molecole di varie dimensioni con elevata precisione, da quelle del dna ad altre decisamente più piccole, come ad esempio gli ioni metallici. Grazie a queste funzionalità AlphaFold è stato già richiesto da numerose case farmaceutiche per poter contribuire sensibilmente nello sviluppo di nuovi farmaci. Per via del grande successo che sta già incassando, da Google fanno sapere che saranno presto integrate nuove funzionalità di intelligenza artificiale che potenzieranno questo strumento. Tuttavia, non è prevista una fruizione del software in modalità open source, proprio per via del grande potenziale che questo potrà dare alla ricerca in ambito medico. Alla base di tale scelta ci sarebbero gli studi sulle proteine che interagiscono con il DNA. Proprio per il grande valore che queste scoperte potrebbero avere non solo a livello scientifico ma per l’intera popolazione mondiale, Google, era partita con largo anticipo nello sviluppo di AlphaFold, annunciando già nel 2018, e poi nel 2020, che i lavori per la creazione del software stavano proseguendo con successo, fino al 2022, quando questo strumento aveva già decodificato e previsto che nel corpo umano risiedessero oltre 200 milioni di proteine.</p><p
class="wp-block-paragraph">Appare evidente come nel corso degli ultimi anni per raggiungere tari risultati, sia stato implementato l’algoritmo che c’è dietro ad AlphaFold, chiamato modello di diffusione, rende più nitide le strutture molecolari, generando anche modelli proteici veritieri attraverso schemi derivanti dall’analisi di strutture proteiche esistenti.</p><p
class="wp-block-paragraph">Pur non essendo del tutto perfetto, AlphaFold, è molto affidabile, al punto che nelle principali università americane sono stati svolti degli studi per provare a replicare il lavoro fatto dal software provando a quantificare le potenzialità dello strumento e ipotizzando fino a che punto potrà contribuire al raggiungimento di nuovi obiettivi scientifici. Gli esperti confermano che il risulto raggiunto è già incredibile e che le previsioni sono impressionanti, tuttavia, secondo gli scienziati, è un vero peccato non aver reso accessibile a tutta la comunità scientifica il codice sorgente di AlphaFold.</p><p>The post <a
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<item><title>Green IT_ quando sostenibilità ambientale e IT si uniscono</title><link>https://iscsconsulting.com/green-it_-quando-sostenibilita-ambientale-e-it-si-uniscono/</link>
<dc:creator><![CDATA[ISCS_Consulting]]></dc:creator>
<pubDate>Fri, 15 Mar 2024 16:26:37 +0000</pubDate>
<category><![CDATA[Company]]></category>
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isPermaLink="false">https://iscsconsulting.com/?p=2034</guid><description><![CDATA[<p>Al giorno d’oggi, anche nel mondo IT sta venendo alla ribalta il concetto di sostenibilità, il quale assume diverse declinazioni a seconda della vision delle aziende informatiche di tutto il mondo. Alla luce di quanto detto, in questo articolo si vuole offrire una panoramica sull’attuale stato del dibattito e delle riflessioni sulla strada da percorrere in futuro. Purtroppo, attualmente il settore digitale produce oltre il 2% delle emissioni di CO2 globale, e secondo la IEA, entro il 2030 si arriverà al 4%. Per quanto possa risultare facile raggiungere nuove tecnologie in tempi molto rapidi, non è altrettanto semplice farlo in armonia con le esigenze ambientali. Infatti, le strade dello sviluppo tecnologico e della salute del nostro ambiente non sempre riescono ad andare nella stessa direzione. Facciamo qualche esempio per rendere meglio l’idea. Per salvare una e-mail in un datacenter vengono prodotti 10g di CO2 che corrispondono a 500kg di CO2 pro-capite annui. Per un solo Gb di dati trasferiti tramite linea fissa vengono emessi circa 30g di CO2, che diventano 96g per ogni Gb trasferito tramite linea mobile. Anche guardare un film sulle piattaforme di streaming emette CO2, per la precisione, 100g per ogni ora. Sulla base di questo dato immaginate quanto possa essere impattante per l’ambiente sostenere il consumo di milioni di abbonati di tutto il mondo. Sulla base di questi dati, viene spontaneo chiedersi come possiamo ridurre la produzione di C02? Per rispondere a questa domanda dobbiamo fare delle premesse. Attualmente non vengono presi in considerazione elementi fondamentali come l’Efficienza Energetica dei dispositivi che ci circondano; i quali dovrebbero essere riciclabili e capaci di sostenere lo sviluppo di software ottimizzando il codice producendo un minor consumo di risorse computazionali. Successivamente, le aziende dovrebbero tener traccia in maniera ancor più precisa dei propri impatti ambientali e cercare di rimanere negli standard prefissati dal Greenhouse Gas Protocol (GHG Protocol), che rappresenta la vera linea guida da seguire. Il rispetto delle regole e l’attenzione per l’ambiente, sta diventando un tema ricorrente per le aziende IT. Tutte le realtà del settore interpretano un ruolo importante, inquanto, attraverso lo sviluppo di tecnologie all’avanguardia, monitorano i cambiamenti climatici e salvaguardano le risorse naturali e proteggere l’ambiente. Attraverso questa filosofia nasce il Green IT, approccio di progettazione, realizzazione e uso delle tecnologie in modo responsabile in materia di emissioni ambientali. Questa e altre metodologie apportano vantaggi tangibili anche alle aziende come, ad esempio, l’accesso a finanziamenti e investimenti per implementare la sostenibilità ambientale, oltre ad una migliore efficienza operativa, capace di implementare e promuovere una reputazione aziendale più green, che in un modo sempre più interconnesso, rende meno pesante l’impatto di milioni di utenti. Lavorare in maniera sostenibile non è un’opzione, ogni nostra scelta impatta sulla salute del pianeta, tuttavia, solo impegnandoci potremmo trasformare il nostro futuro green grazie alla sostenibilità digitale.</p><p>The post <a
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class="wp-block-paragraph">Al giorno d’oggi, anche nel mondo IT sta venendo alla ribalta il concetto di sostenibilità, il quale assume diverse declinazioni a seconda della vision delle aziende informatiche di tutto il mondo.</p><p
class="wp-block-paragraph">Alla luce di quanto detto, in questo articolo si vuole offrire una panoramica sull’attuale stato del dibattito e delle riflessioni sulla strada da percorrere in futuro. Purtroppo, attualmente il settore digitale produce oltre il 2% delle emissioni di CO2 globale, e secondo la IEA, entro il 2030 si arriverà al 4%. Per quanto possa risultare facile raggiungere nuove tecnologie in tempi molto rapidi, non è altrettanto semplice farlo in armonia con le esigenze ambientali. Infatti, le strade dello sviluppo tecnologico e della salute del nostro ambiente non sempre riescono ad andare nella stessa direzione. Facciamo qualche esempio per rendere meglio l’idea. Per salvare una e-mail in un datacenter vengono prodotti 10g di CO2 che corrispondono a 500kg di CO2 pro-capite annui. Per un solo Gb di dati trasferiti tramite linea fissa vengono emessi circa 30g di CO2, che diventano 96g per ogni Gb trasferito tramite linea mobile. Anche guardare un film sulle piattaforme di streaming emette CO2, per la precisione, 100g per ogni ora. Sulla base di questo dato immaginate quanto possa essere impattante per l’ambiente sostenere il consumo di milioni di abbonati di tutto il mondo.</p><p
class="wp-block-paragraph">Sulla base di questi dati, viene spontaneo chiedersi come possiamo ridurre la produzione di C02?</p><p
class="wp-block-paragraph">Per rispondere a questa domanda dobbiamo fare delle premesse. Attualmente non vengono presi in considerazione elementi fondamentali come l’Efficienza Energetica dei dispositivi che ci circondano; i quali dovrebbero essere riciclabili e capaci di sostenere lo sviluppo di software ottimizzando il codice producendo un minor consumo di risorse computazionali. Successivamente, le aziende dovrebbero tener traccia in maniera ancor più precisa dei propri impatti ambientali e cercare di rimanere negli standard prefissati dal Greenhouse Gas Protocol (GHG Protocol), che rappresenta la vera linea guida da seguire.</p><p
class="wp-block-paragraph">Il rispetto delle regole e l’attenzione per l’ambiente, sta diventando un tema ricorrente per le aziende IT. Tutte le realtà del settore interpretano un ruolo importante, inquanto, attraverso lo sviluppo di tecnologie all’avanguardia, monitorano i cambiamenti climatici e salvaguardano le risorse naturali e proteggere l’ambiente.</p><p
class="wp-block-paragraph">Attraverso questa filosofia nasce il Green IT, approccio di progettazione, realizzazione e uso delle tecnologie in modo responsabile in materia di emissioni ambientali.</p><p
class="wp-block-paragraph">Questa e altre metodologie apportano vantaggi tangibili anche alle aziende come, ad esempio, l’accesso a finanziamenti e investimenti per implementare la sostenibilità ambientale, oltre ad una migliore efficienza operativa, capace di implementare e promuovere una reputazione aziendale più green, che in un modo sempre più interconnesso, rende meno pesante l’impatto di milioni di utenti.</p><p
class="wp-block-paragraph">Lavorare in maniera sostenibile non è un’opzione, ogni nostra scelta impatta sulla salute del pianeta, tuttavia, solo impegnandoci potremmo trasformare il nostro futuro green grazie alla sostenibilità digitale.</p><p>The post <a
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<item><title>_Dati Sintetici: la nuova linfa delle Data Driven Company</title><link>https://iscsconsulting.com/_dati-sintetici-la-nuova-linfa-delle-data-driven-company/</link>
<dc:creator><![CDATA[ISCS_Consulting]]></dc:creator>
<pubDate>Wed, 28 Feb 2024 16:45:35 +0000</pubDate>
<category><![CDATA[Company]]></category>
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isPermaLink="false">https://iscsconsulting.com/?p=1924</guid><description><![CDATA[<p>Torniamo a parlare di dati e di Data Analysis, questa volta cercando di analizzare e capire il nuovo trend dei dati sintetici. Partiamo dalle basi, dai dati, le informazioni più o meno grezze che vengono generate ogni giorno dai processi decisionali di ogni individuo e che determinano una traccia analitica che può essere osservata, analizzata ed elaborata per gli scopi più disparati. In tal senso, le aziende, per incrementare i profitti usano i dati come sistema di veicolazione della propria innovazione capace di far arrivare agli utenti la loro presenza sui mercati con nuove release e aggiornamenti. Attualmente il processo di analisi dei dati nelle aziende è fondamentale sia per conoscere e indirizzare le esigenze dei clienti e quindi prevedere l’andamento di acquisti e vendite, sia per la vita stessa delle aziende. Alla base di tali strategie risiedono enormi moli di dati accumulati nel tempo che dovranno essere disponibili per le analisi. Osservando l’evoluzione del processo di raccolta di tali informazioni, è possibile affermare che si è passati da una attività estremamente dispendiosa in termini di risorse temporali ed economiche con risultati poco precisi e incompleti, all’utilizzo di dati sintetici. Quando parliamo di tali informazioni ci riferiamo a dati generati artificialmente attraverso algoritmi di AI e apprendimento automatico che imitano il “mondo reale”. Si tratta quindi, di dati ottenuti ispirandosi al mondo reale e che non hanno relazioni effettive con i dati originali, di conseguenza, esenti dalle normative vigenti sulla privacy. A livello pratico, questi dati assicurano il miglioramento e l’ottimizzazione dei modelli ai quali si riferiscono, garantendo previsioni più affidabili, maggiore scalabilità e minori imprecisioni. Come ogni tipologia di dato, possono essere applicabili in ogni contesto e ambito, tuttavia, attualmente, solo l’1% dei dati utilizzati è di natura sintetica. Secondo le previsioni della società internazionale di consulenza manageriale di alta direzione McKinsey, come affermato nella sua “Global Survey on AI” 2022, il 2024 sarà l’anno dei dati sintetici, in quanto si assisterà ad un incremento del loro utilizzo che arriverà fino al 60%. Anche in questo caso, nonostante le conferme che arrivano da agenzie come McKinsey, ci troviamo davanti ad una preview dell’andamento di quella che possiamo definire a tutti gli effetti una nanotecnologia, che andrà quindi studiata e testata prima di essere lanciata sul mercato globale. In conclusione, per conoscere il reale impatto della nascita e della diffusione di questi dati innovativi bisognerà ancora attendere per capire quanto saranno capaci di spostare gli equilibri della Data Analysis e rendere il futuro di tale settore dipendente dai dati sintetici.</p><p>The post <a
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class="wp-block-paragraph">Torniamo a parlare di dati e di <strong>Data Analysis</strong>, questa volta cercando di analizzare e capire il nuovo <strong>trend</strong> dei <strong>dati sintetici</strong>.</p><p
class="wp-block-paragraph">Partiamo dalle basi, dai dati, le informazioni più o meno grezze che vengono generate ogni giorno dai <strong>processi decisionali</strong> di ogni individuo e che determinano una <strong>traccia analitica</strong> che può essere osservata, <strong>analizzata</strong> ed elaborata per gli scopi più disparati. In tal senso, le aziende, per incrementare i profitti usano i dati come <strong>sistema di veicolazione</strong> della propria innovazione capace di far arrivare agli utenti la loro presenza sui mercati con nuove release e aggiornamenti. Attualmente il processo di analisi dei dati nelle aziende è fondamentale sia per <strong>conoscere e indirizzare</strong> le esigenze dei clienti e quindi prevedere l’andamento di acquisti e vendite, sia per la vita stessa delle aziende.</p><p
class="wp-block-paragraph">Alla base di tali strategie risiedono enormi <strong>moli di dati accumulati nel tempo</strong> che dovranno essere disponibili per le analisi. Osservando l’evoluzione del processo di raccolta di tali informazioni, è possibile affermare che si è passati da una attività estremamente dispendiosa in termini di risorse temporali ed economiche con risultati poco precisi e incompleti, all’utilizzo di dati sintetici. Quando parliamo di tali informazioni ci riferiamo a <strong>dati generati artificialmente</strong> attraverso <strong>algoritmi di AI</strong> e apprendimento automatico che imitano il “mondo reale”. Si tratta quindi, di dati <strong>ottenuti ispirandosi al mondo reale</strong> e che non hanno relazioni effettive con i dati originali, di conseguenza, esenti dalle normative vigenti sulla privacy. A livello pratico, questi dati assicurano il miglioramento e l’ottimizzazione dei modelli ai quali si riferiscono, garantendo <strong>previsioni più affidabili</strong>, maggiore scalabilità e minori imprecisioni.</p><p
class="wp-block-paragraph">Come ogni tipologia di dato, possono essere applicabili in ogni contesto e ambito, tuttavia, attualmente, solo l’1% dei dati utilizzati è di natura sintetica. Secondo le previsioni della società internazionale di consulenza manageriale di alta direzione McKinsey, come affermato nella sua “<strong>Global Survey on AI</strong>” 2022, il <strong>2024</strong> sarà l’<strong>anno dei dati sintetici</strong>, in quanto si assisterà ad un incremento del loro utilizzo che arriverà fino al 60%.</p><p
class="wp-block-paragraph">Anche in questo caso, nonostante le conferme che arrivano da agenzie come McKinsey, ci troviamo davanti ad una preview dell’andamento di quella che possiamo definire a tutti gli effetti una nanotecnologia, che andrà quindi studiata e testata prima di essere lanciata sul mercato globale. In conclusione, per conoscere il reale impatto della nascita e della diffusione di questi dati innovativi bisognerà ancora attendere per capire quanto saranno capaci di spostare gli equilibri della Data Analysis e rendere il futuro di tale settore dipendente dai dati sintetici.</p><p>The post <a
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<item><title>_Nudge Tech: la spinta gentile del mondo IT</title><link>https://iscsconsulting.com/_nudge-tech-la-spinta-gentile-del-mondo-it/</link>
<dc:creator><![CDATA[ISCS_Consulting]]></dc:creator>
<pubDate>Fri, 15 Dec 2023 09:34:21 +0000</pubDate>
<category><![CDATA[Company]]></category>
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isPermaLink="false">https://iscsconsulting.com/?p=1876</guid><description><![CDATA[<p>Oggi parleremo di un nuovo approccio tecnologico che si sta preparando ad entrare nelle vite di tutti noi in modo gentile ma determinante, ovvero il Nudge Tech. Per introdurre questo nuovo tema ripartiamo da un concetto già presentato nei precedenti articoli a tema AI, ovvero l’avanzamento sempre più evoluto della tecnologia e il suo impatto sul quotidiano con applicazioni estremamente diversificate tra loro e progettate per facilitare ogni nostra azione. Sulla base di questa considerazione, introduciamo un nuovo tema vede origine nella psicologia e nell’economia comportamentale. Secondo il concetto di Nudge i comportamenti umani vengono influenzati solo parzialmente da scelte razionali e le scelte irrazionali vengono prese a causa di bias cognitivi o di abitudini preesistenti. Quindi quando un approccio razionale si rivela inefficace come possiamo condizionare il comportamento altrui? Da questa domanda prende vita il concetto di Nudge che rappresenta una “spinta gentile” volta ad influenzare un comportamento in modo positivo senza imporsi. Il concetto di Nudge può avere dunque degli sviluppi anche a livello IT. Secondo diversi studi, le tecnologie sono indirizzate verso un progressivo sviluppo in ottica Nudge Tech: saranno capaci di sfruttare un approccio basato sul continuo suggerimento di comportamenti specifici che verranno presentati come scelte vantaggiose per raggiungere gli obbiettivi. In questo modo gli utenti verranno sollecitati da stimoli contestualizzati capaci di fare la differenza. Ad esempio, la comparsa di simpatiche notifiche capaci di suggerirci delle scelte più rapide o sostenibili per i nostri dispositivi, rappresenta solo un primo piccolo passo verso il completo passaggio all’approccio Nudge Tech. La logica con la quale tali spinte gentili si paleseranno nel nostro quotidiano è particolarmente elaborata in quanto cercherà di intercettare il momento esatto in cui ci troveremo a fare delle scelte rendendo così più facile applicare un comportamento e minimizzando l’impatto decisionale di scelte affrettate. Le aziende si stanno infatti organizzando per rendere ancor più efficaci i processi di cambiamento, orientandosi verso comportamenti e scelte semplici da intraprendere e da applicare, sfruttando così la tecnologia per interrompere le cattive abitudini decisionali con una “spinta gentile” al cambiamento. Concludendo, in futuro è quindi ipotizzabile che queste tecnologie diventino sempre più di supporto attraverso assistenti virtuali capaci di sfruttare al massimo il loro potenziale interattivo per ridurre gli effetti di bias cognitivi e grazie a risposte puntuali e dettagliate. In questo modo, l’integrazione tra l’Internet of Behavior e il Nudge Tech potrà davvero fare la differenza a patto che, come per l’Intelligenza Artificiale, venga sviluppata secondo approcci e metodologie di gestione del cambiamento sostenibili ed etiche.</p><p>The post <a
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class="wp-block-paragraph">Oggi parleremo di un nuovo approccio tecnologico che si sta preparando ad entrare nelle vite di tutti noi in modo gentile ma determinante, ovvero il <em>Nudge Tech</em>.</p><p
class="wp-block-paragraph">Per introdurre questo nuovo tema ripartiamo da un concetto già presentato <a
href="https://iscsconsulting.com/_ai-siete-pronti-a-cavalcare-londa/" target="_blank" rel="noopener" title="">nei precedenti articoli a tema <em>AI</em></a>, ovvero l’avanzamento sempre più evoluto della tecnologia e il suo impatto sul quotidiano con applicazioni estremamente diversificate tra loro e progettate per facilitare ogni nostra azione. Sulla base di questa considerazione, introduciamo <strong>un nuovo tema vede origine nella psicologia e nell’economia comportamentale</strong>.</p><p
class="wp-block-paragraph">Secondo il concetto di <em>Nudge</em> i comportamenti umani vengono influenzati solo parzialmente da scelte razionali e le scelte irrazionali vengono prese a causa di bias cognitivi o di abitudini preesistenti. Quindi quando un approccio razionale si rivela inefficace come possiamo condizionare il comportamento altrui? Da questa domanda prende vita il concetto di <em>Nudge</em> che <strong>rappresenta una “spinta gentile” volta ad influenzare un comportamento in modo positivo senza imporsi</strong>.</p><p
class="wp-block-paragraph">Il concetto di <em>Nudge</em> può avere dunque degli sviluppi anche a livello <em>IT</em>. Secondo diversi studi, le tecnologie sono indirizzate verso un progressivo sviluppo in ottica <em>Nudge Tech</em>: saranno capaci di sfruttare un approccio basato sul continuo suggerimento di comportamenti specifici che verranno presentati come scelte vantaggiose per raggiungere gli obbiettivi. In questo modo gli utenti verranno sollecitati da stimoli contestualizzati capaci di fare la differenza. Ad esempio, la <strong>comparsa di simpatiche notifiche</strong> capaci di suggerirci delle scelte più rapide o sostenibili per i nostri dispositivi, rappresenta solo un primo piccolo passo verso il completo passaggio all’approccio <em>Nudge Tech</em>. La logica con la quale tali spinte gentili si paleseranno nel nostro quotidiano è particolarmente elaborata in quanto cercherà di intercettare il momento esatto in cui ci troveremo a fare delle scelte rendendo così più facile applicare un comportamento e minimizzando l’impatto decisionale di scelte affrettate.</p><p
class="wp-block-paragraph">Le aziende si stanno infatti organizzando <strong>per rendere ancor più efficaci i processi di cambiamento</strong>, orientandosi verso comportamenti e scelte semplici da intraprendere e da applicare, sfruttando così la tecnologia per interrompere le cattive abitudini decisionali con una “spinta gentile” al cambiamento.</p><p
class="wp-block-paragraph">Concludendo, in futuro è quindi ipotizzabile che queste tecnologie diventino sempre più di supporto attraverso <strong>assistenti virtuali capaci di sfruttare al massimo il loro potenziale interattivo</strong> per ridurre gli effetti di bias cognitivi e grazie a risposte puntuali e dettagliate. In questo modo, l’integrazione tra <em>l’Internet of Behavior</em> e il <em>Nudge Tech</em> potrà davvero fare la differenza a patto che, come per l’<em>Intelligenza Artificiale</em>, venga sviluppata secondo approcci e metodologie di gestione del cambiamento sostenibili ed etiche.</p><p>The post <a
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<item><title>_ Gen Z: quando un cambio di valori si trasmette nel lavoro</title><link>https://iscsconsulting.com/_gen-z-cambio-di-valori-lavoro/</link>
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<dc:creator><![CDATA[ISCS_Consulting]]></dc:creator>
<pubDate>Tue, 21 Nov 2023 10:22:51 +0000</pubDate>
<category><![CDATA[Company]]></category>
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isPermaLink="false">https://iscsconsulting.com/?p=1698</guid><description><![CDATA[<p>In un mercato del lavoro in costante aggiornamento, entrano in gioco sempre più persone appartenenti alla&#160;Generazione Z, ovvero la&#160;generazione&#160;delle persone nate tra i medio-tardi&#160;anni ‘90&#160;del&#160;XX secolo&#160;e i primi&#160;anni duemila dieci. Questi giovani iniziano le proprie carriere professionali con delle aspettative molto differenti da quelle delle precedenti generazioni. I Post-Millennials, infatti, hanno a cuore l’equilibrio tra la vita privata e lavoro, l’inclusività, la sostenibilità, la flessibilità e una comunicazione diretta anche sul posto di lavoro. Sono loro a ricercare nelle aziende questi valori e vogliono individuare realtà organizzative che mettano a disposizione uffici creati su misura per loro. Ad esempio, un ufficio adatto alla Generazione Z dovrà essere attento a soddisfare le esigenze lavorative sia in termini di ergonomia che di spazi, rimanendo accogliente e funzionale anche in situazioni non ufficiali. Dal punto di vista tecnologico saper integrare negli uffici strumenti di nuova concezione è fondamentale non solo per le nuove generazioni ma per tutti i dipendenti, i quali, in un contesto all’avanguardia, potranno usufruire di schermi touch, pareti insonorizzate o proiettori di alta qualità che miglioreranno sensibilmente la qualità del lavoro. Passando alla sostenibilità, la Generazione Z ne è particolarmente attenta e questo valore dovrebbe essere tangibile anche sul luogo di lavoro. Ad esempio, utilizzare illuminazione a LED, fare la raccolta differenziata dei rifiuti e arredare gli uffici con mobili realizzati da materiali riciclati, possono rappresentare segni tangibili del fatto che l’azienda è attenta alla sostenibilità e alla cura del pianeta. Infine, avere degli spazi verdi in prossimità del luogo di lavoro nei quali fermarsi per fare una pausa è molto utile non solo per favorire le interazioni ma anche per rispondere alle esigenze delle nuove generazioni di soddisfare il proprio benessere fisico e mentale. Molte aziende sono già dotate di aree fitness per pause rinvigorenti, altre di veri e propri polmoni verdi nei quali potersi immergere nella natura in cerca di tranquillità. Tenendo in considerazione tutti questi elementi,&#160;diventa fondamentale per le aziende rimanere connesse con le nuove generazioni&#160;comprendendo e soddisfando le loro necessità anche attraverso la realizzazione di uffici confortevoli e attenti alle loro esigenze, in grado di abbinare sani valori come la sostenibilità ambientale alla ricerca del benessere personale. In ISCS l’attenzione e la cura delle persone sono costanti: ci applichiamo con lo stesso impegno nel nostro lavoro come nella cura dei dipendenti,&#160;per trovare soluzioni sostenibili capaci di essere flessibili e capaci di generare benessere collettivo.&#160; Se stai cercando una realtà dinamica, giovane e attenta alla cura delle persone ma anche capace di farti crescere in maniera strutturata, ISCS è la realtà che fa per te.</p><p>The post <a
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class="wp-block-paragraph">In un mercato del lavoro in costante aggiornamento, entrano in gioco sempre più persone appartenenti alla&nbsp;<strong><em>Generazione Z</em></strong>, ovvero la&nbsp;generazione&nbsp;delle persone nate tra i medio-tardi&nbsp;anni ‘90&nbsp;del&nbsp;XX secolo&nbsp;e i primi&nbsp;anni duemila dieci.</p><p
class="wp-block-paragraph">Questi giovani iniziano le proprie carriere professionali con delle <strong>aspettative molto differenti</strong> da quelle delle precedenti generazioni. I <em>Post-Millennials</em>, infatti, hanno a cuore l’equilibrio tra la vita privata e lavoro, l’inclusività, la sostenibilità, la flessibilità e una comunicazione diretta anche sul posto di lavoro. Sono loro a ricercare nelle aziende questi valori e vogliono individuare <strong>realtà organizzative che mettano a disposizione uffici creati su misura per loro</strong>. Ad esempio, un ufficio adatto alla <em>Generazione Z</em> dovrà essere attento a soddisfare le esigenze lavorative sia in termini di ergonomia che di spazi, rimanendo accogliente e funzionale anche in situazioni non ufficiali. Dal punto di vista tecnologico <strong>saper integrare negli uffici strumenti di nuova concezione </strong>è fondamentale non solo per le nuove generazioni ma per tutti i dipendenti, i quali, in un contesto all’avanguardia, potranno usufruire di schermi touch, pareti insonorizzate o proiettori di alta qualità che miglioreranno sensibilmente la qualità del lavoro. Passando alla <strong>sostenibilità</strong>, la Generazione Z ne è particolarmente attenta e questo valore dovrebbe essere tangibile anche sul luogo di lavoro. Ad esempio, utilizzare illuminazione a LED, fare la raccolta differenziata dei rifiuti e arredare gli uffici con mobili realizzati da materiali riciclati, possono rappresentare segni tangibili del fatto che l’azienda è attenta alla sostenibilità e alla cura del pianeta. Infine, <strong>avere degli spazi verdi in prossimità del luogo di lavoro</strong> nei quali fermarsi per fare una pausa è molto utile non solo per favorire le interazioni ma anche per rispondere alle esigenze delle nuove generazioni di soddisfare il proprio benessere fisico e mentale. Molte aziende sono già dotate di aree fitness per pause rinvigorenti, altre di veri e propri polmoni verdi nei quali potersi immergere nella natura in cerca di tranquillità.</p><p
class="wp-block-paragraph">Tenendo in considerazione tutti questi elementi,&nbsp;<strong>diventa fondamentale per le aziende rimanere connesse con le nuove generazioni&nbsp;</strong>comprendendo e soddisfando le loro necessità anche attraverso la realizzazione di uffici confortevoli e attenti alle loro esigenze, in grado di abbinare sani valori come la sostenibilità ambientale alla ricerca del benessere personale. In ISCS l’attenzione e la cura delle persone sono costanti: ci applichiamo con lo stesso impegno nel nostro lavoro come nella cura dei dipendenti,&nbsp;<strong>per trovare soluzioni sostenibili capaci di essere flessibili e capaci di generare benessere collettivo</strong>.&nbsp;</p><p
class="wp-block-paragraph">Se stai cercando <a
href="https://iscsconsulting.com/_iscs-un-modello-di-azienda-agile-hr/" target="_blank" rel="noopener" title="">una realtà dinamica</a>, giovane e attenta alla cura delle persone ma anche capace di farti crescere in maniera strutturata, ISCS è la realtà che fa per te.</p><p>The post <a
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<item><title>_AI: siete pronti a cavalcare l&#8217;onda?</title><link>https://iscsconsulting.com/_ai-siete-pronti-a-cavalcare-londa/</link>
<dc:creator><![CDATA[ISCS_Consulting]]></dc:creator>
<pubDate>Thu, 19 Oct 2023 09:40:17 +0000</pubDate>
<category><![CDATA[Company]]></category>
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isPermaLink="false">https://iscsconsulting.com/?p=1612</guid><description><![CDATA[<p>osserveremo da vicino gli ambiti di uso pratico dell’Intelligenza Artificiale nelle aziende per scoprire come e perché questa possa favorire il loro successo sia a breve che a lungo termine. Partiamo dalla considerazione che sempre più professionisti considerano l’AI&#160;come uno strumento tecnologico fondamentale per lo sviluppo delle aziende: ormai si trova all’interno di moltissime realtà ed è quindi immaginabile che questa tendenza possa solo che aumentare, visto il successo del connubio tra&#160;AI&#160;e lavoro agile. Quando si pensa all’Intelligenza Artificiale&#160;nelle aziende si pensa a qualcosa di&#160;estremamente tecnologico e in costante evoluzione&#160;applicato alle dinamiche lavorative di ogni azienda senza però avere una chiara idea di quanto l’AI&#160;sia di supporto. Proviamo a capire meglio di cosa si tratta partendo dalla finalità di automatizzare lo svolgimento dei normali processi aziendali grazie all’applicazione della tecnologia, così da snellire i processi decisionali e migliorare la gestione dei tempi e del business. Prima di applicare l’AI&#160;in ogni azienda, si dovrebbe definire i casi d’uso rilevanti al fine di ottenerne un valore aggiunto in termini di strategie e potenziale.&#160;I pionieri in questo senso, ovvero che storicamente hanno iniziato a lavorare per primi con l’AI, sono stati i&#160;Data Scientist, i quali, gestendo e applicando algoritmi e dati ai problemi aziendali, hanno prodotto risultati sia vincenti che fallimentari. Adesso, a distanza di qualche anno, la situazione è completamente diversa: infatti, non sono più i&#160;Data Scientist&#160;a guidare l’AI&#160;in azienda, ma gli stessi capi che con scelte consapevoli e mirate hanno portato le realtà di ogni tipo verso risultati strategici. In questo modo le&#160;BU&#160;sono diventate ulteriormente parte integrante delle strategie da intraprendere.&#160; Attraverso una attenta analisi appare evidente come&#160;l’attuale scenario di mercato stia mutando verso nuove direzioni, dove sia l’IT&#160;che l’AI, nonostante siano strumenti per ovviare a problemi, in realtà, sono gli affari che prendono l’iniziativa spingendo alla ricerca delle soluzioni migliori. Davanti a questa considerazione si comprende come il processo di industrializzazione dell’AI&#160;stia crescendo molto rapidamente grazie allo sviluppo del Machine Learning&#160;e dei vari dispositivi&#160;Hardware&#160;e&#160;Software. L’introduzione dell’Intelligenza Artificiale nelle aziende ha creato opportunità di business che prima non esistevano&#160;e il bello di queste opportunità è che possono presentarsi in ogni tipologia di azienda, indipendentemente dalla grandezza o dalla storia. In conclusione,&#160;ci troviamo all’inizio di un processo lento e inesorabile, che oltre a mutare profondamente le scelte di ogni tipologia di azienda esistenze, cambierà anche la vita lavorativa quotidiana di ognuno di noi, permettendoci di toccare con mano nuovi orizzonti che sembravano impossibili da raggiungere. E tu sei pronto per cavalcare l’onda dell’Intelligenza Artificiale?</p><p>The post <a
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class="wp-block-paragraph">osserveremo da vicino gli ambiti di uso pratico dell’Intelligenza Artificiale nelle aziende per scoprire come e perché questa possa favorire il loro successo sia a breve che a lungo termine.</p><p
class="wp-block-paragraph">Partiamo dalla considerazione che sempre più professionisti considerano l’<em>AI</em>&nbsp;come uno strumento tecnologico fondamentale per lo sviluppo delle aziende: ormai si trova all’interno di moltissime realtà ed è quindi immaginabile che questa tendenza possa solo che aumentare, visto il successo del connubio tra&nbsp;<em>AI</em>&nbsp;e lavoro agile. Quando si pensa all’<em>Intelligenza Artificiale</em>&nbsp;nelle aziende si pensa a qualcosa di&nbsp;<strong>estremamente tecnologico e in costante evoluzione</strong>&nbsp;applicato alle dinamiche lavorative di ogni azienda senza però avere una chiara idea di quanto l’<em>AI</em>&nbsp;sia di supporto.</p><p
class="wp-block-paragraph">Proviamo a capire meglio di cosa si tratta partendo dalla finalità di automatizzare lo svolgimento dei normali processi aziendali grazie all’applicazione della tecnologia, così da snellire i processi decisionali e migliorare la gestione dei tempi e del business. Prima di applicare l’<em>AI</em>&nbsp;in ogni azienda, si dovrebbe definire i casi d’uso rilevanti al fine di ottenerne un valore aggiunto in termini di strategie e potenziale.&nbsp;<strong>I pionieri in questo senso, ovvero che storicamente hanno iniziato a lavorare per primi con l’<em>AI</em>, sono stati i&nbsp;<em>Data Scientist</em></strong>, i quali, gestendo e applicando algoritmi e dati ai problemi aziendali, hanno prodotto risultati sia vincenti che fallimentari. Adesso, a distanza di qualche anno, la situazione è completamente diversa: infatti, non sono più i&nbsp;<em>Data Scientist</em>&nbsp;a guidare l’<em>AI</em>&nbsp;in azienda, ma gli stessi capi che con scelte consapevoli e mirate hanno portato le realtà di ogni tipo verso risultati strategici. In questo modo le&nbsp;<em>BU</em>&nbsp;sono diventate ulteriormente parte integrante delle strategie da intraprendere.&nbsp;</p><p
class="wp-block-paragraph">Attraverso una attenta analisi appare evidente come&nbsp;<strong>l’attuale scenario di mercato stia mutando verso nuove direzioni</strong>, dove sia l’<em>IT</em>&nbsp;che l’<em>AI</em>, nonostante siano strumenti per ovviare a problemi, in realtà, sono gli affari che prendono l’iniziativa spingendo alla ricerca delle soluzioni migliori. Davanti a questa considerazione si comprende come il processo di industrializzazione dell’<em>AI</em>&nbsp;stia crescendo molto rapidamente grazie allo sviluppo del M<em>achine Learning</em>&nbsp;e dei vari dispositivi&nbsp;<em>Hardware</em>&nbsp;e&nbsp;<em>Software</em>.</p><p
class="wp-block-paragraph"><strong>L’introduzione dell’Intelligenza Artificiale nelle aziende ha creato opportunità di business che prima non esistevano</strong>&nbsp;e il bello di queste opportunità è che possono presentarsi in ogni tipologia di azienda, indipendentemente dalla grandezza o dalla storia.</p><p
class="wp-block-paragraph">In conclusione,&nbsp;<strong>ci troviamo all’inizio di un processo lento e inesorabile</strong>, che oltre a mutare profondamente le scelte di ogni tipologia di azienda esistenze, cambierà anche la vita lavorativa quotidiana di ognuno di noi, permettendoci di toccare con mano nuovi orizzonti che sembravano impossibili da raggiungere.</p><p
class="wp-block-paragraph"><strong>E tu sei pronto per cavalcare l’onda dell’Intelligenza Artificiale?</strong></p><p>The post <a
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</item>
<item><title>_Questo articolo su ChatGPT non è stato scritto con ChatGPT!</title><link>https://iscsconsulting.com/_questo-articolo-su-chatgpt-non-e-stato-scritto-con-chatgpt/</link>
<dc:creator><![CDATA[ISCS_Consulting]]></dc:creator>
<pubDate>Fri, 13 Oct 2023 13:34:10 +0000</pubDate>
<category><![CDATA[Company]]></category>
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isPermaLink="false">https://iscsconsulting.com/?p=1110</guid><description><![CDATA[<p>Con questo articolo inizieremo ufficialmente a parlare di Intelligenza Artificiale o AI: spiegando a modo nostro cos’è e come può essere impiegata nel quotidiano, con pregi e difetti che un suo uso intensivo può comportare nelle nostre vite, senza dimenticare i possibili sviluppi che questa potrà avere. Partiamo&#160;da ChatGPT, la versione più recente di intelligenza artificiale conversazionale&#160;di&#160;OpenAI&#160;che in pochissimo tempo ha fatto parlare di sé in tutto il mondo diventando letteralmente un fenomeno pop. Ma di cosa si tratta precisamente?&#160; Acronimo di&#160;Chat Generative Pre-Trained Trasformer,&#160;ChatGPT&#160;è un’intelligenza artificiale conversazionale, proposta agli utenti sotto forma di chatbot che impiega un linguaggio naturale multilingua basato su grammatiche e ortografie reali.&#160;ChatGPT&#160;è capace di interpretare le richieste dei suoi interlocutori analizzando le informazioni di ogni contesto, rendendosi estremamente flessibile e affidabile nell’esecuzione di diverse richieste in modo raffinato e totalmente autonomo. Quando e come nasce? Dal 2015 il gruppo&#160;OpenAI&#160;scelse di implementare gli studi sull’intelligenza artificiale conversazionale, concentrando i propri sforzi sui modelli linguistici Generative Pre-Trainer Transformer (GPT). In particolare, sono stati sviluppati modelli di&#160;Machine e Deep Learning&#160;al fine di produrre testi sovrapponibili al linguaggio umano, e con le versioni&#160;GPT3&#160;e&#160;GPT5, questi modelli hanno dimostrato il successo degli studi dando il via alla nascita di un nuovo strumento basato sulla conversazione naturale.&#160;ChatGPT&#160;si basa su due modelli linguistici: uno basato sul rinforzo supervisionato dei ricercatori, che hanno alimentato l’apprendimento della macchina, e l’altro, invece, non è supervisionato e ha portato la macchina ad apprendere il linguaggio umano autonomamente. Come funziona?Graficamente si presenta come una normale chat che però nasconde&#160;un’esperienza per l’utente immediata e accessibile&#160;che gli permette di interfacciarsi con la macchina in maniera interazionale molto umana. Inoltre, questo strumento è che è stato rilasciato in moltissime lingue, quindi, non è necessario conoscere l’inglese per utilizzarlo. Cosa comporterà un uso massivo di&#160;ChatGPT? Le principali preoccupazioni legate all’utilizzo di&#160;ChatGPT&#160;sono prettamente legate alla potenziale perdita di posti di lavoro, a rischi sulla privacy e al tipo di interazione che potrebbe sviluppare con gli umani&#160;viste le possibili distorsioni comunicative. Riguardo alla prima questione,&#160;ChatGPT&#160;è già capace di svolgere molte attività completate dagli umani: ci riferiamo all’ambito editoriale, grafico, di progettazione, dei social media, dei blog e dello sviluppo informatico. Tuttavia, i tempi non sembrano essere ancora maturi prima di un totale rimpiazzo. In merito alla privacy, i chatbot pur essendo dotati di limiti di diffusione di informazioni fuorvianti sono comunque soggetti al controllo umano, e attualmente, non sappiamo come potrà cambiare questo tipo di verifica. Infine, i rischi comportamentali sono legati soprattutto alla costanza del servizio che tende ad esporre l’AI&#160;a conversazioni false e fuorvianti, le quali verranno sicuramente utilizzate come fonte di autoapprendimento di comportamenti scorretti legati a determinati utenti. Concludiamo così questa prima parte del nostro viaggio nell’Intelligenza artificiale più consapevoli di cosa si tratta e di come funziona e con&#160;la certezza che questo articolo non è stato scritto da ChatGPT! 😊</p><p>The post <a
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<content:encoded><![CDATA[<p
class="wp-block-paragraph"><strong>Con questo articolo inizieremo ufficialmente a parlare di Intelligenza Artificiale o AI:</strong> spiegando a modo nostro cos’è e come può essere impiegata nel quotidiano, con pregi e difetti che un suo uso intensivo può comportare nelle nostre vite, senza dimenticare i possibili sviluppi che questa potrà avere.</p><p
class="wp-block-paragraph">Partiamo&nbsp;<strong>da ChatGPT, la versione più recente di intelligenza artificiale conversazionale</strong>&nbsp;di&nbsp;<em>OpenAI</em>&nbsp;che in pochissimo tempo ha fatto parlare di sé in tutto il mondo diventando letteralmente un fenomeno pop.</p><p
class="wp-block-paragraph">Ma di cosa si tratta precisamente?&nbsp;</p><p
class="wp-block-paragraph">Acronimo di&nbsp;<em>Chat Generative Pre-Trained Trasformer</em>,&nbsp;<em>ChatGPT</em>&nbsp;è un’intelligenza artificiale conversazionale, proposta agli utenti sotto forma di chatbot che impiega un linguaggio naturale multilingua basato su grammatiche e ortografie reali.&nbsp;<strong><em>ChatGPT&nbsp;</em>è capace di interpretare le richieste dei suoi interlocutori analizzando le informazioni di ogni contesto</strong>, rendendosi estremamente flessibile e affidabile nell’esecuzione di diverse richieste in modo raffinato e totalmente autonomo.</p><p
class="wp-block-paragraph">Quando e come nasce?</p><p
class="wp-block-paragraph">Dal 2015 il gruppo&nbsp;<em>OpenAI</em>&nbsp;scelse di implementare gli studi sull’intelligenza artificiale conversazionale, concentrando i propri sforzi sui modelli linguisti<em>ci Generative Pre-Trainer Transformer (GPT)</em>. In particolare, sono stati sviluppati modelli di&nbsp;<em>Machine e Deep Learning</em>&nbsp;al fine di produrre testi sovrapponibili al linguaggio umano, e con le versioni&nbsp;<em>GPT3</em>&nbsp;e&nbsp;<em>GPT5</em>, questi modelli hanno dimostrato il successo degli studi dando il via alla nascita di un nuovo strumento basato sulla conversazione naturale.&nbsp;<strong><em>ChatGPT</em>&nbsp;si basa su due modelli linguistici</strong>: uno basato sul rinforzo supervisionato dei ricercatori, che hanno alimentato l’apprendimento della macchina, e l’altro, invece, non è supervisionato e ha portato la macchina ad apprendere il linguaggio umano autonomamente.</p><p
class="wp-block-paragraph">Come funziona?<br>Graficamente si presenta come una normale chat che però nasconde&nbsp;<strong>un’esperienza per l’utente immediata e accessibile</strong>&nbsp;che gli permette di interfacciarsi con la macchina in maniera interazionale molto umana. Inoltre, questo strumento è che è stato rilasciato in moltissime lingue, quindi, non è necessario conoscere l’inglese per utilizzarlo.</p><p
class="wp-block-paragraph">Cosa comporterà un uso massivo di&nbsp;<em>ChatGPT</em>?</p><p
class="wp-block-paragraph"><strong>Le principali preoccupazioni legate all’utilizzo di&nbsp;<em>ChatGPT</em>&nbsp;sono prettamente legate alla potenziale perdita di posti di lavoro, a rischi sulla privacy e al tipo di interazione che potrebbe sviluppare con gli umani</strong>&nbsp;viste le possibili distorsioni comunicative. Riguardo alla prima questione,&nbsp;<em>ChatGPT</em>&nbsp;è già capace di svolgere molte attività completate dagli umani: ci riferiamo all’ambito editoriale, grafico, di progettazione, dei social media, dei blog e dello sviluppo informatico. Tuttavia, i tempi non sembrano essere ancora maturi prima di un totale rimpiazzo. In merito alla privacy, i chatbot pur essendo dotati di limiti di diffusione di informazioni fuorvianti sono comunque soggetti al controllo umano, e attualmente, non sappiamo come potrà cambiare questo tipo di verifica. Infine, i rischi comportamentali sono legati soprattutto alla costanza del servizio che tende ad esporre l’<em>AI</em>&nbsp;a conversazioni false e fuorvianti, le quali verranno sicuramente utilizzate come fonte di autoapprendimento di comportamenti scorretti legati a determinati utenti.</p><p
class="wp-block-paragraph">Concludiamo così questa prima parte del nostro viaggio nell’Intelligenza artificiale più consapevoli di cosa si tratta e di come funziona e con&nbsp;<strong>la certezza che questo articolo non è stato scritto da ChatGPT</strong>! 😊</p><p>The post <a
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</item>
<item><title>_Retrospettiva Agile: sapersi organizzare in modo consapevole e strategico</title><link>https://iscsconsulting.com/_retrospettiva-agile-sapersi-organizzare-in-modo-consapevole-e-strategico/</link>
<dc:creator><![CDATA[ISCS_Consulting]]></dc:creator>
<pubDate>Fri, 13 Oct 2023 13:34:10 +0000</pubDate>
<category><![CDATA[Consulting]]></category>
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isPermaLink="false">https://iscsconsulting.com/?p=1112</guid><description><![CDATA[<p>Torniamo a parlare di Metodologie Agile: analizzandole da un punto di vista più operativo e meno legato alle dinamiche HR. Ma quando parliamo di&#160;Retrospettiva Agile, cosa intendiamo? Parliamo di uno strumento molto efficace e performante che&#160;permette di migliorare continuamente il lavoro di squadra&#160;– comprendendo nel dettaglio cosa è andato bene e cosa non ha funzionato. Come nei principali sport di squadra, avere una strategia vincente permette di raggiungere gli obbiettivi prefissati ma per organizzare tali strategie servono dati da analizzare. Analogamente, nelle aziende si fanno&#160;stime, calcoli e proiezioni finalizzate al disegno di uno programma completo e capace di creare momenti di confronto tra le parti per creare nuove opportunità. Chi utilizza la metodologia&#160;Agile&#160;nel proprio quotidiano partecipa a riunioni operative organizzate alla fine di ogni step lavorativo, con lo scopo di evidenziare man mano i momenti di difficoltà e di successo per costruire i passi successivi. In ottica&#160;Scrum, invece, la retrospettiva permette di portare la squadra di lavoro a confrontarsi per&#160;definire in modo puntuale e preciso le azioni di miglioramento al termine degli&#160;sprint, ovvero momenti di pianificazione precedenti. Condividiamo con voi un passaggio dalla Scrum Guide del 2020:&#160;“Lo scopo è quello d’ispezionare il risultato e di determinare i futuri adattamenti, mostrando il risultato del proprio lavoro agli stakeholder e discutendo l’avanzamento verso il Product Goal. Durante l’evento, il team e gli stakeholder passano in rassegna cosa è stato portato a termine e cosa è cambiato, e sulla base di queste informazioni, collaborano su cosa fare successivamente”. Si evince in maniera chiara quanto una comunicazione interna efficace sia alla base dei follow up, soprattutto per gli aspetti meno positivi. Sulla scia di quanto detto, coinvolgere tutte le parti in gioco mettendole sullo stesso piano in fase di restituzione dei feedback e saper comunicare in modo costruttivo permette di discutere e trovare risposte chiare alle 3 domande chiave della&#160;Retrospettiva Agile. Cosa è andato bene? Cosa è andato male? Cosa può essere migliorato nel prossimo&#160;sprint? Discutere di questi aspetti permetterà al gruppo di lavoro di approfondire le proprie scelte, analizzarle e arrivare a dati numerici che porteranno ai passi successivi.&#160;Con maggior consapevolezza si potrà capire su quali strategie puntare, cosa non replicare e soprattutto quali processi ottimizzare. In conclusione, l’obiettivo alla base della pianificazione di queste riunioni sta nel saper guardare e analizzare in modo realistico tutti i processi di lavoro adottati fino a quel momento per poter identificare, attraverso il confronto tra membri dei team e i propri referenti,&#160;le principali opportunità di miglioramento.</p><p>The post <a
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<content:encoded><![CDATA[<p
class="wp-block-paragraph"><strong>Torniamo a parlare di Metodologie Agile:</strong> analizzandole da un punto di vista più operativo e meno legato alle dinamiche HR. Ma quando parliamo di&nbsp;<em>Retrospettiva Agile</em>, cosa intendiamo?</p><p
class="wp-block-paragraph">Parliamo di uno strumento molto efficace e performante che&nbsp;<strong>permette di migliorare continuamente il lavoro di squadra</strong>&nbsp;– comprendendo nel dettaglio cosa è andato bene e cosa non ha funzionato.</p><p
class="wp-block-paragraph">Come nei principali sport di squadra, avere una strategia vincente permette di raggiungere gli obbiettivi prefissati ma per organizzare tali strategie servono dati da analizzare. Analogamente, nelle aziende si fanno&nbsp;<strong>stime, calcoli e proiezioni </strong>finalizzate al disegno di uno programma completo e capace di creare momenti di confronto tra le parti per creare nuove opportunità.</p><p
class="wp-block-paragraph">Chi utilizza la metodologia&nbsp;<em>Agile</em>&nbsp;nel proprio quotidiano partecipa a riunioni operative organizzate alla fine di ogni step lavorativo, con lo scopo di evidenziare man mano i momenti di difficoltà e di successo per costruire i passi successivi. In ottica&nbsp;<em>Scrum</em>, invece, la retrospettiva permette di portare la squadra di lavoro a confrontarsi per&nbsp;<strong>definire in modo puntuale e preciso le azioni di miglioramento al termine degli&nbsp;<em>sprint</em></strong>, ovvero momenti di pianificazione precedenti.</p><p
class="wp-block-paragraph">Condividiamo con voi un passaggio dalla Scrum Guide del 2020:&nbsp;<em>“Lo scopo è quello d’<strong>ispezionare il risultato e di determinare i futuri adattamenti</strong>, mostrando il risultato del proprio lavoro agli stakeholder e discutendo l’avanzamento verso il Product Goal. Durante l’evento, il team e gli stakeholder passano in rassegna cosa è stato portato a termine e cosa è cambiato, e sulla base di queste informazioni, collaborano su cosa fare successivamente”.</em></p><p
class="wp-block-paragraph">Si evince in maniera chiara quanto una comunicazione interna efficace sia alla base dei follow up, soprattutto per gli aspetti meno positivi. Sulla scia di quanto detto, coinvolgere tutte le parti in gioco mettendole sullo stesso piano in fase di restituzione dei feedback e saper comunicare in modo costruttivo permette di discutere e trovare risposte chiare alle 3 domande chiave della&nbsp;<em>Retrospettiva Agile</em>.</p><p
class="wp-block-paragraph"><strong>Cosa è andato bene? Cosa è andato male? Cosa può essere migliorato nel prossimo&nbsp;<em>sprint</em>?</strong></p><p
class="wp-block-paragraph">Discutere di questi aspetti permetterà al gruppo di lavoro di approfondire le proprie scelte, analizzarle e arrivare a dati numerici che porteranno ai passi successivi.&nbsp;<strong>Con maggior consapevolezza si potrà capire su quali strategie puntare</strong>, cosa non replicare e soprattutto quali processi ottimizzare.</p><p
class="wp-block-paragraph">In conclusione, l’obiettivo alla base della pianificazione di queste riunioni sta nel saper guardare e analizzare in modo realistico tutti i processi di lavoro adottati fino a quel momento per poter identificare, attraverso il confronto tra membri dei team e i propri referenti,&nbsp;<strong>le principali opportunità di miglioramento</strong>.</p><p>The post <a
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<item><title>_ISCS: un modello di azienda Agile HR</title><link>https://iscsconsulting.com/_iscs-un-modello-di-azienda-agile-hr/</link>
<dc:creator><![CDATA[ISCS_Consulting]]></dc:creator>
<pubDate>Fri, 13 Oct 2023 13:34:10 +0000</pubDate>
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isPermaLink="false">https://iscsconsulting.com/?p=1114</guid><description><![CDATA[<p>Nell’ultimo periodo tutti abbiamo sentito parlare delle cosiddette Grandi dimissioni: fenomeno che rappresenta la volontà di moltissime persone di lasciare il proprio lavoro per migliori opportunità, condizioni lavorative ed eventuali benefici. Tuttavia, pochissime volte ci si è soffermati sul motivo che ha generato questo fenomeno.&#160;L’origine è riconducibile alla trasformazione dell’approccio al lavoro, comune in molti business a causa dell’inserimento delle nuove generazioni. Si stima che l’impatto economico del&#160;disengagement&#160;sia di circa 8.1 trilioni di dollari e che corrisponda agli attuali cambiamenti strutturali e culturali del mondo del lavoro. Il mondo lavorativo sta andando verso una visione maggiormente legata al concetto di purpose life che da maggiore importanza alle tematiche di benessere, salute mentale e bilancio vita privata/lavoro, unitamente al fatto che la generazione dei&#160;Millenials&#160;che sta entrando ora nel mercato del lavoro è alla ricerca di&#160;ambienti stimolanti, flessibili e collaborativi. Dovendo stare al passo con la sovrapposizione di più generazioni, una trasformazione culturale che dia la possibilità alle persone di godere di autonomia condivisa è necessaria.&#160;Per le aziende adottare una metodologia&#160;Agile&#160;è cruciale: ad esempio, proporre ai propri dipendenti momenti di coinvolgimento attivo per dare maggiore senso di appartenenza e di identità con il proprio lavoro. I reparti HR sono quindi chiamati ad utilizzare un approccio di&#160;People Relationship Management&#160;per supportare le persone e rappresentare la cultura agile delle aziende. Quindi in breve cos’è l’Agile HR? Parliamo della capacità di ingaggiare, coinvolgere, sviluppare e nutrire nel tempo il talento e le abilità specifiche delle persone, attraverso ascolto ed empatia, che permette di selezionare i candidati in base alle loro attitudini, valori e qualità.&#160;L’Agile HR&#160;si basa su modelli operativi più elastici che non gestiscono le persone ma che le supportano. In ISCS ci impegniamo costantemente nell’utilizzo di questi modelli, crediamo fortemente nella relazione tra persone e valorizziamo l’applicazione del&#160;People Relationship Management. Vogliamo creare un ambiente sicuro e capace di coltivare i talenti nel quale si può sperimentare, sbagliare e crescere imparando dai propri errori senza essere giudicati.&#160;La nostra visione dell’Agile&#160;ci permette di essere più vicini ai singoli individui, aiutandoli ad esprimere le loro potenzialità attraverso l’autonomia condivisa; in questo modo, per ognuno sarà più facile identificarsi con il proprio lavoro senza perdere le proprie aspettative da raggiungere attraverso migliori skills che massimizzano la produttività in modo sano. Tra i principali strumenti che guidano l’ufficio HR di ISCS nelle attività di&#160;Agile HR&#160;c’è l’Employee Journey&#160;che ci permette di definire su misura piani di crescita personali dei lavoratori durante il loro percorso in azienda, dalla fase&#160;Awareness&#160;a quella del&#160;Growth, passando per l’Onboarding&#160;quella di&#160;Performance&#160;e di&#160;Compensation. Se quello che stai cercando è una azienda capace di ascoltarti, sostenerti e supportarti nel tuo percorso di crescita nel mondo IT, l’hai trovata. Cosa aspetti, entra a far parte della famiglia di ISCS!</p><p>The post <a
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class="wp-block-paragraph"><strong>Nell’ultimo periodo tutti abbiamo sentito parlare delle cosiddette Grandi dimissioni:</strong> fenomeno che rappresenta la volontà di moltissime persone di lasciare il proprio lavoro per migliori opportunità, condizioni lavorative ed eventuali benefici.</p><p
class="wp-block-paragraph">Tuttavia, pochissime volte ci si è soffermati sul motivo che ha generato questo fenomeno.&nbsp;<strong>L’origine è riconducibile alla trasformazione dell’approccio al lavoro</strong>, comune in molti business a causa dell’inserimento delle nuove generazioni. Si stima che l’impatto economico del&nbsp;<em>disengagement</em>&nbsp;sia di circa 8.1 trilioni di dollari e che corrisponda agli attuali cambiamenti strutturali e culturali del mondo del lavoro.</p><p
class="wp-block-paragraph">Il mondo lavorativo sta andando verso una visione maggiormente legata al concetto di purpose life che da maggiore importanza alle tematiche di benessere, salute mentale e bilancio vita privata/lavoro, unitamente al fatto che la generazione dei&nbsp;<em>Millenials</em>&nbsp;che sta entrando ora nel mercato del lavoro è alla ricerca di&nbsp;<strong>ambienti stimolanti, flessibili e collaborativi</strong>.</p><p
class="wp-block-paragraph">Dovendo stare al passo con la sovrapposizione di più generazioni, una trasformazione culturale che dia la possibilità alle persone di godere di autonomia condivisa è necessaria.&nbsp;<strong>Per le aziende adottare una metodologia&nbsp;<em>Agile&nbsp;</em>è cruciale</strong>: ad esempio, proporre ai propri dipendenti momenti di coinvolgimento attivo per dare maggiore senso di appartenenza e di identità con il proprio lavoro. I reparti HR sono quindi chiamati ad utilizzare un approccio di&nbsp;<em>People Relationship Management</em>&nbsp;per supportare le persone e rappresentare la cultura agile delle aziende.</p><p
class="wp-block-paragraph">Quindi in breve cos’è l’<strong><em>Agile HR</em></strong>?</p><p
class="wp-block-paragraph">Parliamo della capacità di ingaggiare, coinvolgere, sviluppare e nutrire nel tempo il talento e le abilità specifiche delle persone, attraverso ascolto ed empatia, che permette di selezionare i candidati in base alle loro attitudini, valori e qualità.&nbsp;<strong>L’<em>Agile HR</em>&nbsp;si basa su modelli operativi più elastici che non gestiscono le persone ma che le supportano.</strong></p><p
class="wp-block-paragraph">In ISCS ci impegniamo costantemente nell’utilizzo di questi modelli, crediamo fortemente nella relazione tra persone e valorizziamo l’applicazione del&nbsp;<em>People Relationship Management</em>. Vogliamo creare un ambiente sicuro e capace di coltivare i talenti nel quale si può sperimentare, sbagliare e crescere imparando dai propri errori senza essere giudicati.&nbsp;<strong>La nostra visione dell’<em>Agile</em>&nbsp;ci permette di essere più vicini ai singoli individui, aiutandoli ad esprimere le loro potenzialità attraverso l’autonomia condivisa</strong>; in questo modo, per ognuno sarà più facile identificarsi con il proprio lavoro senza perdere le proprie aspettative da raggiungere attraverso migliori skills che massimizzano la produttività in modo sano.</p><p
class="wp-block-paragraph">Tra i principali strumenti che guidano l’ufficio HR di ISCS nelle attività di&nbsp;<em>Agile HR</em>&nbsp;c’è l’<strong><em>Employee Journey</em>&nbsp;che ci permette di definire su misura piani di crescita personali dei lavoratori durante il loro percorso in azienda</strong>, dalla fase&nbsp;<em>Awareness</em>&nbsp;a quella del&nbsp;<em>Growth</em>, passando per l’<em>Onboarding</em>&nbsp;quella di&nbsp;<em>Performance</em>&nbsp;e di&nbsp;<em>Compensation</em>.</p><p
class="wp-block-paragraph"><strong>Se quello che stai cercando è una azienda capace di ascoltarti</strong>, sostenerti e supportarti nel tuo percorso di crescita nel mondo IT, l’hai trovata. Cosa aspetti, entra a far parte della famiglia di ISCS!</p><p
class="wp-block-paragraph"></p><p>The post <a
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